Ripartire dalle radici

9788891191502.pngLa memoria e il sapere al servizio di un progetto per una nuova qualità sociale della vita nel rione Monti

Il progetto, finanziato con i fondi della Provincia di Roma, ha voluto essere un omaggio al Rione più antico di Roma, Monti, per farlo conoscere abbiamo attraverso la memoria dei suoi abitanti: anziani, giovani, abitanti da più generazioni e nuovi abitanti che hanno scoperto un luogo magico, artigiani di antichi mestieri e nuovi, rappresentanti di una comunità che si apre per far conoscere la vita vissuta a fianco di una storia millenaria di una città che è ancora capace di raccontare storie vere, Roma.

Potete scaricare gratuitamente l’ebook del progetto.

 

Premessa

La lotta contro la disgregazione sociale che produce emarginazione e condizioni di vita spesso al limite della tollerabilità è da sempre al centro dell’azione di Upter Solidarietà.

L’inclusione e la coesione sociale rappresentano, a nostro giudizio, le condizioni irrinunciabili per qualsiasi politica che intenda garantire parità di diritti e pari opportunità ai cittadini, indipendentemente dall’età, dall’etnia, dalle convinzioni politiche, culturali e religiose.

Nel nostro Paese sono tantissimi i cittadini, singoli o associati, che si dimostrano consapevoli che la lotta all’esclusione sociale e contro il degrado rappresenti il modo migliore per onorare una costituzione repubblicana che proprio sulla pari dignità e sulla eguaglianza dei diritti di ogni cittadino fonda le proprie radici.

Cittadini che attraverso le loro associazioni di volontariato, i sindacati, le comunità religiose, le scelte e l’agire individuale hanno contribuito alla realizzazione di importanti esperienze, che hanno inciso sulla vivibilità dei centri urbani e su significativi miglioramenti della qualità della vita per milioni di cittadini.

Purtroppo questa azione ha prodotto risultati che potremmo definire a macchia di leopardo, il che fa sì che sia oggi difficile tentare una sintesi convincente della lavoro svolto e di quello da svolgere in futuro.

Nel valutare i risultati ottenuti e anche gli impegni per il futuro, esistono, come è naturale, in una società articolata e pluralista giudizi e sensibilità diverse. Tuttavia, esiste una convinzione molto diffusa sul fatto che mentre sono migliaia le realtà nelle quali la lotta all’emarginazione ha conseguito risultati importanti, che dimostrano che l’inclusione e la coesione sociale rappresentano obiettivi perseguibili e realizzabili, il problema più drammatico è rappresentato dai grandi centri urbani e in particolare dalle metropoli.

Ci siamo posti, così, anche per poter partire dalla nostra esperienza quotidiana il problema di Roma capitale e del suo hinterland. Abbiamo cercato e stiamo cercando risposta al perché, in una città così ricca di fermenti e di disponibilità positive, con migliaia di soggetti impegnati sul terreno della solidarietà e della inclusione sociale, la situazione anziché migliorare sia in continuo aggravamento.

Abbiamo così deciso di cimentarci con un’ipotesi di lavoro relativa al Rione Monti, tenendo conto della interdipendenza esistente tra la storia del rione e quella più generale di Roma. Riscoprire il filo rosso che collega la Suburra alla Monti di oggi non è solo operazione culturale, anche se il nostro realismo ci impedisce ogni tentazione di cercare di riscrivere la storia del rione a partire dalle sue origini.

Abbiamo scelto Monti in quanto la situazione è del tutto particolare rispetto a quella di altre realtà.

In altri quartieri e rioni, quando si affrontano i problemi del degrado urbano, dei rapporti tra le diverse etnie o tra le diverse generazioni, la situazione si presenta almeno all’apparenza molto più facilmente leggibile.

Nel rione Monti ha vinto una ristrutturazione e riqualificazione che hanno di fatto ignorato i problemi reali di chi nel rione già ci viveva e intendeva continuare a viverci e a lavorarci. Non c’è stata la selvaggia opera di distruzione del vecchio per costruire il nuovo, che ha caratterizzato altre realtà romane. Tuttavia, occorre riflettere su che cosa è davvero successo a livello sociale.

Centinaia di botteghe artigiane sono state chiuse e rese di fatto inaccessibili a causa dei costi degli affitti a coloro che intendevano continuare a esercitare il mestiere della vita.

Al posto del fabbro, dell’idraulico, del falegname, etc., sono arrivate le boutique e le enoteche, alle abitazioni si sono sostituiti , dopo le ristrutturazioni, moltissime attività di bed and breakfast. Al posto del vecchio negozio di alimentari è arrivato il negozio che vende prodotti di altissima qualità a prezzi inavvicinabili per gli stessi abitanti del rione.

Si è creato così una sorta di grande supermercato di lusso, ramificato su tutto il territorio, molto appetibile per chi arriva da fuori, dà uno sguardo e se necessario compra e se ne va, sottraendo agli abitanti del rione la possibilità di frequentare quegli usuali luoghi di aggregazione.

Molti abitanti del rione, che magari in quei luoghi ci sono nati o arrivati fin da bambini, sono stati indotti con le buone o con le cattive a lasciare Monti, portandosi dietro saperi, esperienze di vita e di lavoro e sicuramente rimpianti e risentimenti.

Per chi come noi da grande valore alla riscoperta delle radici, ritrovare un collegamento con decine di questi cittadini, invogliarli a raccontare la loro esperienza e a rendere esplicito il loro stato d’animo è assolutamente decisivo. Nel rione esistono tanti luoghi di socializzazione formali e informali. Non ci riferiamo soltanto alle associazioni, al centro anziani, alle librerie o alle sedi politiche, ma anche a botteghe, negozi o addirittura piazzette o panchine dove la gente normalmente si incontra. Si tratta di una ricchezza di rapporti che va assolutamente incoraggiata per evitare che rimanga soffocata nella logica del ghetto, nel quale si ritrovano sempre i soliti e dove in mancanza di una spinta a guardare in avanti rischia di prevalere la logica dei vecchi alpini, che parlano solo del passato.

Il nostro progetto prevede uno sforzo continuo per chiamare a svolgere un ruolo da protagonisti per tutti coloro che avranno cose da dire e voglia di impegnarsi.

Alle associazioni esistenti chiederemo semplicemente un rapporto di collaborazione alla pari, facendo sì che ogni soggetto possa continuare ad essere se stesso e a non delegare niente a nessuno.

Tutti assieme dovremmo affrontare anche il problema dei rapporti tra cittadini di etnie diverse, che nel rione ci sono, sono tanti, ma non si sentono, non se ne parla se non qualche volta per quelli coinvolti in episodi di cronaca nera, che vengono enfatizzati e strumentalizzati da chi di inclusione sociale sembra proprio non volerne sentire parlare.

Questi cittadini, in un rione che non li respinge brutalmente, ma nemmeno dimostra di considerarli una risorsa tendono inevitabilmente ad isolarsi dal resto, il che rende problematico il rapporto tra persone di etnie diverse e quello tra loro e la comunità monticiana.

 

Ripartire dalle radici di ognuno, socializzare le esperienze di vita, presuppone, intanto, riuscire a parlarsi in condizione tutt’altro che agevoli quando non si parla una lingua comune.

Un quartiere particolare come quello di Monti che ha sempre avuto una forte comunità di persone che hanno vissuto il loro rione come un mondo di relazioni familiari, uno spazio di arti e mestieri che vede botteghe di lavori artigianali, artistiche e di incontro, un luogo ancora vivo di impegni sociali, solidaristici e di divertimento.

Nel quartiere Monti c’è una forte presenza di associazioni impegnate in tutti i settori che producono aggregazione e che permettono di entrare in comunicazione con il resto del tessuto sociale presente che ha permesso di  creare le precondizioni per giungere poi alla convinzione che se i luoghi del quartiere è il luogo dove si passa parte del proprio tempo è interesse di tutti renderlo accogliente per tutti e tutelarlo.

Questa convinzione se non si rafforza e si prende atto che il rione anche se ripulito, ma non vissuto, rischia di rimanere un luogo di avventori e non dei suoi abitanti.

Si pone quindi il problema di come rompere il rischio di far diventare il rione Monti una nuova distesa di pub, ristoranti, jenzerie, che provocano solo l’uscita dal quartiere di artigiani e vecchi abitanti.

Come coniugare il bisogno di essere un luogo vivo di lavoro, ma anche un luogo dove le vite familiari si integrano nella vita del quartiere,  come affrontare il tema della speculazione con la capacità di promuovere tutte le iniziative necessarie che ovviamente sappiano richiamare un contributo attivo di tutti gli abitanti del quartiere.

Il nostro progetto pur riguardando soltanto una zona, se pur molto significativa di Roma, si muove appunto nella direzione di fare leva sull’esperienza di vita di ognuno, sulle culture, sulla valorizzazione di usi e costumi che spesso appaiono fra loro inconciliabili,  per diffondere il convincimento che occorre, innanzi tutto, imparare il rispetto reciproco rendere il quartiere accogliente per tutti affinché nessuno si senta intruso. Ben consapevoli che il primo vero salto di qualità si realizzerà nel momento in cui tutti i frequentatori del rione Monti capiranno che migliorarne l’agibilità è indispensabile, ma che il vero obiettivo è fare rete per essere una vera comunità che progressivamente si allarghi includendo tutti i cittadini.

Un progetto modesto, ma possibile per la realizzazione del quale sono disponibili forze sufficienti, considerato che gli anziani e i giovani che già si impegnano nelle attività all’interno del rione hanno chiaro che le iniziative che propongono possono rivelarsi molto utili per chi vi si impegna e per tutti i cittadini.

 

PROPOSTA PROGETTUALE

Bisogni e risorse dell’area

L’area prescelta per l’esecuzione del Progetto è il territorio del Rione Monti, nel cuore di Roma.

Il rione Monti è parte di un vasto territorio del centro di Roma, densamente abitato  in ogni sua parte (circa 300.000 abitanti) e costituisce, in tale territorio, una delle poche aree che hanno mantenuto una urbanizzazione risalente alla Roma dei Papi e che nella sua zona offre spazi e momenti di servizio e aggregazione sociale, oltre, ovviamente, a costituire un vero patrimonio culturale e turistico, ancora quasi intatto, ricco di monumenti e conservato in uno stato di naturalità, valorizzato da scrittori e artisti italiani e stranieri.

I bisogni dell’area sono molteplici e vari. Si è accennato alla densità di popolazione a cui bisogna aggiungere una speculazione edilizia che ha creato notevoli disagi ai vecchi abitanti che sono stati costretti all’esilio nei quartieri dormitorio di Roma. Difficoltà di traffico e di comunicazione sociale, con forti disuguaglianze di livello di reddito. Una popolazione culturalmente eterogenea, massiccia presenza di stranieri provenienti da tutto il mondo che non vivono affatto il quartiere come i romani. La tutela culturale e la memoria delle radici non è sufficiente a proteggerlo dal degrado. Solo se “vissuto” il quartiere si difende ed è fonte positiva per gli abitanti.

A fronte di tutto ciò sono sicuramente insufficienti i servizi sociali a disposizione dei cittadini e i punti di aggregazione non commerciale che potrebbero alleviare la situazione.

Questa situazione, proprio per le sue difficoltà, ha generato nell’area delle importanti risorse, quali quelle rappresentate dall’associazionismo, molto diffuso e resistente: segmenti qualitativamente e quantitativamente rilevanti degli abitanti si sono impegnati, da oltre 30 anni, nello sforzo di migliorare la situazione.

Ne sono un esempio le Associazioni con le quali intendiamo collaborare per questo Progetto: l’Associazione del Rione Monti che segue il vissuto del rione da sempre  e l’Associazione Storie di Mondi Possibili che svolge anch’essa da diversi anni una forte azione per la promozione della memoria e della narrazione autobiografica come forma di cittadinanza attiva.

Finalita’ del progetto

Data questa situazione dell’area considerata, risulta necessario costruire interventi atti a cercare di modificare le situazioni di disagio nei vari settori:

  • lotta alle solitudini;
  • disagi e conflitti familiari;
  • emarginazioni di singoli o di gruppi;
  • conflitti culturali, tra generazioni e tra gruppi etnici diversi.

Ciascuna di queste ultime situazioni può portare con sé esiti diversi di cui occorre tener conto (dalla chiusura in se stessi a manifestazioni di carattere aggressivo e anti sociale, all’evasione nella droga o nell’alcolismo…).

La prima finalità del Progetto è quindi quella di offrire spazi e momenti di confronto, di chiarificazione, di accettazione delle diversità attraverso la crescita dell’aggregazione sociale, per raggiungere un più alto livello di coesione.

 

Provincia di Roma

Dipartimento IX “Servizi Sociali”

Prevenzione Mille

AVVISO PUBBLICO

Per la concessione di finanziamenti legati al miglioramento della qualità della vita sociale, per la riqualificazione urbana e per la promozione della solidarietà  sociale.